Dopo nove giorni di corsa alla Vuelta a España 2023, oggi è arrivato il primo dei due giorni di riposo. Sepp Kuss è in maglia Roja con un vantaggio di 43 secondi su Marc Soler ed un minuto su Lenny Martinez. Gli uomini di classifica sono racchiusi in poco più di due minuti. Non ci sono stati crateri finora tra i big ma piccole crepe qua e là.
A bocce ferme si può provare a tirare molto sommariamente una analisi di quello che è successo, o che succederà d’ora in avanti. Gli spunti che questa prima settimana di corsa ci ha dato sono tanti e meritano di essere approfonditi.
Deriva Situazionista
Wikipedia definisce la Deriva Situazionista come un volontario smarrimento dell’orientamento o come vagare senza meta e scopo. Per alcuni momenti, purtroppo molto prolungati, questa frase è sembrata il motto dell’organizzazione di questa Vuelta a España 2023. Quest’ultima si è lasciata andare ad alcuni scivoloni che non dovrebbero esserci in un grande Giro che si autocandida ad essere il secondo del World Tour, dopo il Tour de France e prima del Giro d’Italia. Almeno nelle parole degli organizzatori.
Il primo scivolone è sicuramente riconducibile al primo giorno di gara, dove si è deciso di far correre la cronosquadre al tramonto. Per la Soudal Quick-Step al buio praticamente, essendo l’ultima squadra a partire. Il meteo non è tra i fattori controllabili e su questo siamo tutti d’accordo, ma un pò di buon senso nel non far correre rischi inutili al primo giorno di corsa non guasterebbe di sicuro.
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Una scelta più consona di orario forse aiuterebbe?
Il secondo scivolone è forse conseguenza del primo. Stiamo parlando infatti della neutralizzazione ai meno nove chilometri dalla fine sul circuito del Montjuic per ragioni di sicurezza. Una decisione umorale che probabilmente non sarebbe mai stata presa senza le polemiche del primo giorno.
Il terzo è quello avvenuto ieri, in occasione della tappa con arrivo a Collado de la Cruz de Caravaca. Pioggia e vento forte all’arrivo hanno causato una colata di fango tale da rendere per qualche minuto molto complicato transitare nella zona d’arrivo. La giuria ha preso così la decisione ( mentre i corridori erano ai -40/45 km dall’arrivo) di prendere i tempi per la classifica generale ai -2.5 km dall’arrivo. In quel momento erano in corso dei ventagli, e probabilmente sono state smorzate anche molte velleità di attacco che si erano palesate fin dalla prima ora. Almeno così leggenda racconta visto che la diretta tv comincia alle 14:30 e non è presente una copertura integrale come per gli altri grandi Giri. La storia in questo caso non insegna, visto che per via di questa scelta già anni fa non fu trasmesso in TV il ribaltone di Alberto Contador ai danni di Purito Rodriguez.
Don Chisciotte
Nel romanzo di Cervantes, Don Chisciotte combatte contro i mulini a vento. Nel tempo questa dicitura indica una lotta vana ed inutile, contro un ostacolo più grande di te. Questo è quello che rischia di diventare la lotta di Remco Evenepoel contro due squadre molto più attrezzate della Soudal Quick-Step. La Jumbo-Visma e la UAE Team Emirates (di cui si parlerà successivamente).
La lotta di Remco spesso diventa personale perchè la squadra si sfalda quando gli altri prendono in mano le redini della situazione. Jan Hirt, Louis Vervaeke ed il buon Mattia Cattaneo lo aiutano finchè possono. Sono già diverse però le occasioni dove Remco rimane da solo e viene bloccato nella morsa di Jumbo ed UAE. O ancora peggio costretto a muoversi in prima persona. In occasione della terza tappa ha messo anche la bicicletta davanti a tutti vincendo ad Arsinal. Ma a Javalambre ha rischiato grosso, salvandosi poi alla grande perdendo pochi secondi.
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Qualche dubbio nella sua testa probabilmente ci sarà ora. La cronometro di domani potrebbe essere dalla sua parte, non a caso è il campione del mondo nella specialità. Il problema è che contro ha un campione olimpico della specialità ed altri corridori che a cronometro di sicuro non sono fermi, vedi i vari Jonas Vingegaard e Juan Ayuso. Quindi non ci si può aspettare che prenda un vantaggio così importante. Di sicuro potrebbe spostare l’inerzia psicologica della corsa a suo favore, qualora dovesse essere capace di una prestazione alla Remco.
Troppi cuochi rovinano il brodo?
Sono anni che la Jumbo-Visma ha questo problema, se così lo si vuole chiamare: il problema dell’abbondanza. I calabroni si sono presentati al via da Barcellona con due capitani, e che capitani: Primoz Roglic, al suo attivo tre Vuelta a España e il Giro di quest’anno, e Jonas Vingegaard, fresco vincitore del suo secondo Tour de France. Piccolo corollario: Vingegaard nelle corse a tappe a cui ha partecipato ha come peggior piazzamento in classifica generale un terzo posto alla Parigi-Nizza. Per strada si è aggiunto poi un terzo capitano, Sepp Kuss.
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L’americano è universalmente riconosciuto per essere un gregario di extralusso e per essere uno degli scalatori più forti in circolazione. Negli ultimi anni ha contribuito a vincere tutti i GT dei due signori menzionati sopra. Questo ruolo e la sua indubbia abilità in salita hanno da tempo portato molti tifosi ed addetti ai lavori a chiedersi se mai un giorno il buon Sepp avrebbe mai avuto la sua chance di correre da capitano. Bene la sua occasione può essere arrivata, quasi inaspettatamente.
Centrando la fuga, e la vittoria di tappa, a Javalambre, Kuss ora si ritrova con due minuti e mezzo (secondo più, secondo meno) sul resto del parterre degli uomini di classifica. Tra cui anche i suoi capitani. Questa situazione potrebbe da una parte giocare a vantaggio della Jumbo, che così facendo può, per ancora qualche tappa, tenere tranquilli Roglic e Vingegaard, e costringere gli altri ad attaccare per stringere il cerchio attorno ai capitani. D’altro canto potrebbe crearsi un problema, che in alcuni istanti già si è intravisto.
Chi tira?
Nel canovaccio di tappa ordinario degli ultimi anni, la tirata di Sepp Kuss è il preludio ad una accelerata del capitano. Con poi lo stesso americano che continua a muoversi da stopper.
Ecco, ora che Kuss è in maglia roja questo momento non arriva e tutto il lavoro è sulle spalle di Robert Gesink, Dylan Van Baarle e Attila Valter (che stanno correndo anche loro una Vuelta monumentale) con Jan Tratnik al rientro alle corse dopo l’infortunio e Wilco Kelderman, purtroppo, non pervenuto per ora.
Con il passare delle tappe questa rosa di gregari corta potrebbe portare ad un accumularsi in più di fatica che potrebbe risultare decisiva nell’ultima settimana. Momento in cui le forze sono al lumicino per tutti ed anche il chilometro in più o in meno in testa al gruppo può fare la differenza.
In salita dopo che si rialza Valter (lui per ora è umano e dopo un po’ fa giustamente fatica) si crea una sorta di imbarazzo tra i corridori Jumbo su chi deve andare in testa al gruppo a fare il ritmo. Momento che poi si ripropone al momento decisivo. Uno dei capitani allunga (nelle ultime tappe sempre Roglic che sembra molto più in palla) e l’altro che è in bilico tra il non far rientrare gli altri e curare la sua classifica.
A Javalambre l’imbarazzo si è tolto con Vingegaard che è rientrato stando a ruota di Enric Mas, andandosene poi via con lo sloveno. Anche se sembrava stesse molto spingendo sul rosso per stare con lui.
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Nella tappa vinta da Roglic allo sprint, Vingegaard si è spostato per fare il buco a Mas. Farà lo stesso in occasione di attacchi a lunga gittata? La cronometro di domani sicuramente ci può far capire quali sono le forze in campo e soprattutto quanto sia possibile la carta di Kuss capitano, con Roglic e Vingegaard pronti a ritornare il favore all’americano.
Tra martedì e mercoledì potremmo avere iniziali risposte. Tra il tempo che perderà Kuss a cronometro e come si muoveranno gli Jumbo in occasione dell’arrivo a Laguna Negra. Non irresistibile ma che potrebbe essere indicativo. La definizione chiara delle gerarchie potrebbe arrivare molto più chiaramente venerdì con la tappa del Tourmalet. Una decisione nella formazione olandese deve essere presa.
Può una caduta spostare gli equilibri?
Questa è la domanda che ci siamo posti guardando Jay Vine a terra dolorante. L’australiano nella tattica della UAE Emirates avrebbe dovuto svolgere il ruolo di ariete prima dell’entrata in scena dei suoi due capitani, Juan Ayuso e Joao Almeida. Questo ruolo Vine ha dimostrato di saperlo interpretare molto bene in occasione della Vuelta a Burgos di qualche settimana fa, lavorando per Adam Yates. Anche prima della caduta, e del conseguente ritiro, in più occasioni il gruppo si è sbrindellato sotto i suoi colpi. Ora questo ruolo potrebbe spettare a Marc Soler, che per ora è secondo in generale, ma che potrebbe sfilarsi anche per cercare gloria personale nella terza settimana. Sarà la stessa cosa?
Con le dovute proporzioni, anche per via della diversa esperienza dei protagonisti, anche la UAE ha lo stesso “problema” della Jumbo. Due capitani molto solidi che hanno voglia di utilizzare questa corsa come loro rampa di lancio definitiva. Già alla scorsa Vuelta hanno dimostrato di saper lavorare insieme bene portando a casa un terzo posto (Ayuso) ed un quinto posto (Almeida). Dopo un inizio di stagione travagliato per via di un problema al tallone, Ayuso ha iniziato la stagione al Giro di Romandia inanellando una serie di prestazioni tra vittorie a cronometro ed in linea che hanno subito confermato quanto di buono avesse già dimostrato lo scorso anno.
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Questa Vuelta potrebbe essere la sua consacrazione nel mondo dei grandi, compirà 21 anni il giorno della penultima tappa, quindi il tempo per vincere un GT ancora c’è. Vincere la Vuelta quest’anno sarebbe una prestazione che avrebbe del clamoroso, che faccia podio invece ce lo aspettiamo un p’ tutti.
Discorso diverso è, invece, per Joao Almeida. Il portoghese viene da un terzo posto al Giro d’Italia a maggio e si sa, nel ciclismo moderno performare ad altissimo livello in due GT nello stesso anno è molto difficile. Lo scorso anno non ci riuscì Jai Hindley, non ci riuscì Egan Bernal due anni fa, e pare non ci stia riuscendo nemmeno Geraint Thomas quest’anno. Qualora dovesse riuscirci, questo risultato proietterebbe Almeida direttamente nei primi 3-4 corridori al mondo per le corse a tappe in questo momento. Per ora è lì, a tre minuti da Kuss e a una spicciolata di secondi dal suo compagno di squadra Ayuso.
Insomma, la UAE è finora la seconda squadra più solida a questa Vuelta a España. Vedremo come verrà trasformata questa solidità in un risultato concreto e quanto l’assenza di un uomo così importante come Vine in salita andrà ad influenzare il rendimento della formazione emiratina.
Disasterclass
Come descrivere la Vuelta della Ineos in una parola? Disasterclass. Almeno finora.
La Vuelta di Laurens De Plus, uomo fondamentale in salita, è durata due minuti. Il tempo di prendere il via alla cronosquadre e trovarsi a terra in una curva a gomito. Il miglior piazzato in classifica generale fino a qualche giorno fa era Thymen Arensman. Purtroppo l’olandese si è trovato coinvolto in una bruttissima caduta ed è stato costretto al ritiro. Ora per trovare il primo granatiere bisogna scorrere fino al ventiduesimo posto dove troviamo Geraint Thomas, che in soli nove giorni di gara ha già accumulato un distacco di dodici minuti.
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Thomas ha già fatto podio al Giro quest’anno e di sicuro non si possono chiedere miracoli visto che l’età, purtroppo, avanza anche per lui. Visto che ormai l’obiettivo classifica generale è andato alle ortiche resta solo da salvare il possibile cercando una vittoria parziale. Già ci ha provato Filippo Ganna lanciandosi nelle volate e di sicuro ci proverà nella cronometro. Ci potrebbero provare ancora Thomas o Bernal (sperando torni per un giorno quello dei tempi migliori) centrando qualche fuga.
I grattacapi di Sir. Dave Brailsford
Di sicuro questa Vuelta finora ha dato per la Ineos più domande che risposte.
Prima di tutto per quanto riguarda la composizione in sé della squadra per la Vuelta. Ieri in occasione dei ventagli la Ineos due volte è rimasta intrappolata nelle retrovie del gruppo. Cosa che, qualora ci fossero stati uomini come Luke Rowe o Ben Swift, probabilmente non sarebbe successa.
La domanda più importante riguarda il futuro di questa squadra. In poco più di un anno hanno perso Adam Yates, Richard Carapaz, Daniel Martinez, Tao Geoghegan Hart, Pavel Sivakov, Andrey Amador e Dylan Van Baarle, non rimpiazzandoli a dovere. Pare che Carlos Rodriguez abbia rinnovato ma la squadra di Sir. Dave Brailsford ha un serio problema con le corse a tappe. Sembra che il percorso intrapreso sia quello opposto a quello della Quick-Step: la Ineos è piena zeppa di giovani e meno giovani capaci di far benissimo nelle classiche. Tra questi c’è il polivalente Tom Pidcock, che ha dimostrato però di essere poco interessato, per ora, alle corse a tappe, preferendo il fuori strada, le classiche e le vittorie parziali.
In fin dei conti quando si parla di corse a tappe sembra che la Ineos sia entrata in una Banter Era rispetto al dominio a cui ci avevano abituati. E la Vuelta a España 2023 ne è la conferma.
Appunti sparsi
Ci sono poi alcune considerazioni di secondo piano da fare.
La prima: come stanno andando gli italiani? Bene le prime due maglie rosse dei giovani Lorenzo Milesi (con la cronosquadre vincente della DSM) e Andrea Piccolo (centrando la fuga al Montjuic e l’abbuono nel controverso finale). Bene i due piazzamenti sul podio con Filippo Ganna in volata e con Matteo Sobrero dalla fuga. Ma nessun acuto tale da rendere questa spedizione memorabile. Probabilmente le nostre speranze di un successo parziale si sono infrante con il ritiro di Filippo Zana, ma si spera di essere smentiti da Damiano Caruso.
Gioventù pervenuta. Tolti i soliti Remco Evenenpoel, Joao Almeida e Juan Ayuso, sono emersi nella prima settimana altri nomi di ragazzi giovani in grado di far parlare di sé in questa Vuelta e negli anni a venire. Primo su tutti, Lenny Martinez, in grado di indossare la maglia rossa per due giorni, e poi Cian Ujltebroeks che occupa la tredicesima posizione in generale correndo praticamente in simbiosi con il suo capitano, Aleksandr Vlasov. In più c’è Einer Rubio, già vincitore a Crans Montana, che si è fatto vedere in fuga, come anche Javier Romo, grande promessa del ciclismo spagnolo in forza all’Astana.
Premio Zubeldia? Abbiamo un serio candidato. Sui social commentando il ciclismo viene assegnato un premio morale, che è il Premio Zubeldia. Un premio che va al corridore in grado di arrivare più in alto in classifica senza mai farsi inquadrare, o per lo meno restando in disparte gran parte del tempo. Quest’anno uno dei più seri candidati è Enric Mas: sempre lì in palla, sulle ruote dei migliori ma poche volte in testa alla corsa.
Situazione Sprint. Sugli sprint Kaden Groves è finora dominante, vincendone due su tre e facendo secondo nell’altro sprint, beffato solo da Geoffrey Soupe. C’è da dire anche che la concorrenza e poca e non di primo ordine. Vista la durezza del percorso e la contemporanea presenza di gare più adatte agli sprinter, sono in pochi ad aver optato per la corsa spagnola, tra cui Alberto Dainese da cui ci si aspettava qualcosa in più. Qualche occasione ancora c’è e speriamo di vedere più emozioni, soprattutto che non siano solo legate ai rischi che corrono gli atleti per via di scelte logistiche poco carine.
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Gli ingredienti per due settimane di ciclismo scoppiettante ci sono tutti, ma tutto, come sempre, dipenderà da come interpreteranno i corridori la corsa. Ci sono tante squadre che hanno una Vuelta ed una stagione da sistemare, quindi in molti saranno motivati a cercare di entrare nelle fughe giuste. C’è chi insegue i record, chi cerca la consacrazione definitiva e chi semplicemente vuole chiudere alla grande una stagione quasi perfetta. Vedremo se anche questa Vuelta saprà divertirci come ci ha divertito il resto della stagione ciclistica.
Immagine in evidenza: ©Unipublic/Sprint Cycling Agency
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