Favoloso, meraviglioso, eccezionali. Si sono sprecati gli aggettivi per definire Jannik Sinner dopo il trionfo al China Open andato in scena a Pechino. Tutti pronti a salire sul carro dei vincitori dopo aver gettato fango addosso all’altoatesino, reo di non aver risposto alla convocazione per la Coppa Davis. Quanti “voltafaccia” improvvisi come spesso è successo nella storia d’Italia (uno su tutti quello di Paolo Bertolucci che non ha accettato le critiche di chi gli ricordava quanto detto poche settimane fa), quanta invidia da parte di chi dovrebbe aiutarlo come “Il Divo” Nicola Pietrangeli, che di Giulio Andreotti possedeva soltanto l’amicizia.
Eppure in pochissimi hanno notato i veri cambiamenti nell’approccio al match del bolzanino, benzina necessaria per farsi spazio in un torneo che ha visto la presenza di tutti i migliori otto giocatori al mondo eccetto Novak Djokovic. Insomma, Sinner non ha semplicemente conquistato un ATP 500, ma piuttosto un torneo che ha il valore di uno Slam considerata il parterre iniziale.
La solidità mentale vs Carlos Alcaraz
I progressi del 22enne di Sesto Pusteria si sono già visti nel corso della semifinale contro Carlos Alcaraz, primo ostacolo verso il trofeo cinese. Lo spagnolo è considerato uno dei principali avversari di Sinner guardando verso il futuro e aveva avuto nettamente la meglio sull’azzurro nel corso dell’ultimo US Open. Più completo probabilmente da un punto di vista fisico, ma che al tempo stesso si è dimostrato più fragile a livello mentale.
Carlos Alcaraz impegnato nel semifinale contro Jannik Sinner
L’incapacità di trovare il largo, dopo aver strappato per due volte il servizio a Sinner, ha messo in crisi il talento iberico che ha mostrato i primi scricchiolii nel tie-break perso a favore del fuoriclasse tricolore. Alcaraz ha messo in luce tutti i suoi limiti nel corso del secondo set dove l’impossibilità di rispondere alla furia dell’altoatesino lo ha spinto a esprimere tutto il proprio nervosismo con tanto di calcio a una pallina dopo un colpo subito. Il tentativo iniziale di fuga dell’avversario non ha invece fatto scomporre Sinner che ha poi colto il successo per 6-1.
Il servizio vs Daniil Medvedev
La seconda dimostrazione di maturità da parte del giocatore allenato da Simone Vagnozzi è arrivata nella finale contro Daniil Medvedev, vera bestia nera per Sinner, capace di vincere sei incontri su sei di cui tre nel corso di questa stagione. Se cercate il nome del russo nella storia del bolzanino, probabilmente vi tornerà alla mente la sfida andata in scena a Torino alle ATP Finals 2021 dove Medvedev provò a prendere letteralmente “a pallonate” Sinner con tanto di “scenate” in risposta al pubblico e al gioco dell’azzurro.
Da quell'”indecoroso spettacolo” sono passati quasi due anni e molto è cambiato. Medvedev è sì rimasto uno dei più forti giocatori sul cemento, ma Sinner non si è certo fatto spaventare lasciando da parte le ombre del passato. La conferma è arrivata nel corso del primo set con il punteggio fissato sul 4-3, 40-15 per l’azzurro. Al termine di un lungo scambio Sinner ha la possibilità di infilare con lo smash l’avversario e strappare il servizio preparandosi così a giocare per il match. Il tennista tricolore sbaglia e getta la palla all’esterno del campo. Il russo rimonta e si torna in parità.
Jannik Sinner e Daniil Medvedev al termine della finale del China Open
Lì chiunque avrebbe scommesso su un crollo nervoso dell’ex allievo di Riccardo Piatti, ma a fronte di ogni errore Sinner si rimette in piedi e riparte all’arrembaggio. La medesima situazione si ripete quando il giocatore cresciuto sui campi dell’Alto-Adige commette un doppio errore a rete lasciando nuovamente spazio al moscovita. Un giocatore tradizionale avrebbe provato a cambiare modo di giocare, invece Sinner ha continuato interperrito a piazzare palle corte avendo la meglio sullo sfidante.
Il colpo di grazia arriva però probabilmente dal servizio, punto forte di Medvedev che nel primo set mette a segno ben 31 prime senza sbagliare, una vera e propria serie da cecchino. Quando però la partita si fa più dura e il nervosismo avanza, ecco il russo sbagliare e commettere un doppio fallo proprio al tie-break decisivo per le sorti del primo set. La medesima situazione si ripete nel secondo a fronte di un Sinner che sì spesso deve usufruire della seconda chance, ma non spreca mai il proprio turno di battuta. In parole brevi, quando il giocattolo si rompe, anche il robot va in confusione.
Il paragone illustre vs Adriano Panatta
Ultimo segreto di questo successo è la determinazione mostrata in campo da Sinner, sicuramente un aspetto che già conoscevamo, ma che questo torneo ha semplicemente confermato. Subissato dalle critiche, dalle pressioni di chi lo vorrebbe come un “salvatore della patria” e dall’obbligo di raggiungere Adriano Panatta al numero 4 del ranking, l’azzurro ha dimostrato una forza di volontà fuori dal comune riuscendo a compiere recuperi impensabili mentre si trovava a rete.
A proposito di Panatta, in moltissimi si sono sbilanciati sostenendo che il 22enne di Sesto Pusteria assomigli in maniera impressionante al tennista romano, rimasto in quella posizione della graduatoria soltanto per tre settimane dopo la vittoria del Roland Garros. Se è vero che “il bell’Adriano” conserva nel suo palmarès uno Slam, dall’altra ha saputo dominare soltanto sulla terra rossa, faticando sul veloce dove Sinner ha colto alcune delle più belle affermazioni della carriera. Senza dimenticare come Panatta sia giunto a quel livello a 26 anni, mentre Sinner ci sia già a 22.
Adriano Panatta alza il trofeo al Roland Garros
E’ nata una stella? Chi può dirlo, sarà il tempo a confermarcelo. Sicuramente non siamo interessati a sapere chi sia il tennista italiano più forte di tutti i tempi, se sia l’erede di Panatta oppure di Pietrangeli. Le epoche sono diverse e queste diatribe le lasciamo soltanto ai vecchi nostalgici invidiosi del nuovo che avanza. Solo di un dato del passato dobbiamo tenere conto.
Panatta raggiunse la posizione numero 4 nel 1976, anno in cui l’Italia ha vinto la Coppa Davis. Coincidenze? Non crediamo, ma staremo a vedere.
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