L’estate sta finendo e un anno se ne va
Sto diventando grande lo sai che non mi va
In spaggia di ombrelloni non ce ne sono più
È il solito rituale, ma ora manchi tu
La canzone dei Righeira suona piano mentre tu, fra una partita a biliardino e una ping-pong, pensi che anche questa stagione si sta stancamente concludendo. Eppure hai in mano un cocktail fresco incapace di combattere la calura e la solitudine che ti accompagna, mentre tutto fa pensare tranne che all’autunno, mentre davanti a te si affaccia il mare di Rimini.
L’Arco di Augusto e i monumenti romani

Una città tanto antica quanto scontata per via della grande affluenza che, a partire dagli inizi del Novecento, hanno invaso le spiagge sabbiose della Riviera rendendola il simbolo delle vacanze degli italiani e non solo. Fra le strade del porto romagnolo si respira però ancora quel clima di quell’ “Ariminum” tanto amata dagli imperatori romani che la abbellirono con una serie di monumenti, dal Ponte di Tiberio sul fiume Marecchia all’Arco di Augusto che introduce i turisti nel centro cittadino.
Là, nel mezzo di Piazza Tre Martiri dove un tempo sorgeva il Foro Romano, oggi compare una grande statua di Giulio Cesare che proprio a Rimini nel 49 a.C. pronunciò alle legioni uno dei suoi più celebri discorsi, “Alea iacta est” ossia “Il dado è tratto”.
Il papa e i Malatesta

Se negli ultimi anni in Piazza Ferrari è ricomparsa la “Domus del Chirurgo” con i suoi mosaici, impossibile è non notare la presenza forte del altre due grandi poteri: il papato, raffigurato dal monumento a Paolo V situato in Piazza Cavour, e i Malatesta, signori della città dalla metà del Duecento fino agli inizi del Cinquecento.
Un potere solido, rimasto in piedi per oltre due secoli e capace di lasciare tracce indelebili come il Castel Sismondo, voluto da Sigismondo Pandolfo Malatesta e oggi nuovamente circondato dalla acque del fossato proprio come nel bel mezzo del Rinascimento; ma anche il Tempio Malatestiano, capolavoro architettonico di Leon Battista Alberti destinato ad ospitare le spoglie dei signori di Rimini.
La magica estate 2006 e la Juventus in Serie B

Fra le opere di Piero della Francesca, le battaglie lungo la Linea Gotica, il via vai di persone fra la via Emilia e la via Flaminia, Rimini è sempre stato un crocevia anche per il mondo del calcio che nel 2006 doveva far i conti con le macerie di Calciopoli.
Al termine di un’estate in cui mezz’Italia aveva goduto per il quarto trionfo mondiale della sua storia, gli appassionati di pallone si ritrovarono catapultati all’inizio di settembre in una situazione che definirla “kafkiana” sarebbe forse riduttivo.
La Juventus, vincitrice degli ultimi campionati e principale dispensatrici di talenti per la Nazionale tricolore, si ritrovava in Serie B al termine di una stagione passata in tribunale con il rischio di finire intruppata nel “mare magnum” della C e con due scudetti revocati d’ufficio oltre che una pesante penalizzazione da scontare nella stagione entrante.
Campioni come Fabio Cannavaro, Gianluca Zambrotta, Liliam Thuram, Patrick Viera e Zlatan Ibrahimovic abbandonano la barca che affonda e volano verso altri lidi, mentre Alessandro Del Piero, David Trezeguet, Gianluigi Buffon e Pavel Nedved rimangono per onorare al meglio la maglia bianconera.
Il Rimini e la “banda Acori”

Il primo match della stagione si gioca al “Romeo Neri” di Rimini contro una squadra che, dopo aver ritrovato la B dopo ventitré anni, l’anno precedente ha colto la salvezza sotto la guida tecnica di Leonardo Acori, pronto a far sbocciare un undici pieno di talenti in rancia di lampo.
Andando a scorrere il roster della squadra spiccano fra gli altri il portiere sloveno Samir Handanovic, futura colonna interista e decisivo per i risultati dei biancorossi, l’inossidabile argentino Adrian Ricchiuti, la stazza di Davide Moscardelli (ancora privo di barba), ma soprattutto gli acquisti di un giovanissimo Alessandro Matri e del brasiliano Jedaias Capucho Neves, noto a tutti come Jeda.
Un undici pronto a lottare per la Serie A, tanto da vivere a novembre l’ebrezza dell’altitudine grazie al primo posto raggiunto in coabitazione con il Piacenza, ma al tempo stesso costretto a far i conti con una Serie B stellare caratterizzata dalla presenza delle neo-promosse Genoa e Napoli a far da contorno alla Juventus.
Il 9 settembre 2006 e lo storico Rimini-Juventus
Quel 9 settembre tutto sembrava imbandito per una goleada piemontese, eppure è proprio Buffon a dover far i conti con la furia dei padroni di casa, apparentemente più uniti, ma soprattutto pronti a render cara la pelle. A impensierire più volte Gigi è proprio Alessandro Matri che rischia di trovare bucare la rete se non fosse davanti a lui il numero uno più forte al mondo. Così al ’60 Matteo Paro trova un tiro di controbalzo e insacca alle spalle di Handanovic regalando il tanto atteso vantaggio alla “Vecchia Signora”.
E’ solo un’illusione perché il Rimini non si ferma, anzi spinge, e un quarto d’ora dopo sigla il definitivo 1-1 con Ricchiuti che fa esplodere i numerosi tifosi presenti al “Romeo Neri” per l’occasione. Tutto appare come l’inizio di una favola, con il Rimini che raggiungerà un clamoroso quinto posto finale valido per i play-off, per l’ultima volta non disputati per via del distacco fra la terza e la quarta.
Un’illusione come quell’amore che ricordi con amarezza in riva al mare di Rimini, proprio lì dove avresti voluto vedere il tramonto insieme a lei, il tutto mentre i Righeira ti ricordano che anche quest’anno “l’estate sta finendo” e che il tuo cocktail non ridurrà la tua arsura.
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