Diciamocelo con franchezza e senza ipocrisia: l’Italia non è mai stata una nazionale di livello nel panorama della pallamano internazionale. Una disciplina altamente spettacolare e probabilmente anche un po’ sottovalutata, in cui a farla da padrona sono sempre stati i nostri “amatissimi cugini” francesi in primis, ma anche i vicini tedeschi e spagnoli, oltre che le nazionali scandinave. Insomma, il meglio è in Europa.
In un contesto del genere, l’unico grande Paese (per tradizione culturale e per importanza nella storia continentale) a essere praticamente assente dalla scena internazionale è l’Italia. Ma da noi la pallamano esiste e viene giocata. Trieste è la culla del movimento azzurro con ben 17 scudetti all’attivo e il grande lavoro svolto dal compianto prof. Giuseppe Lo Duca, un pioniere per il Bel Paese. Da rimarcare anche l’importanza delle compagini dell’Alto Adige e della Puglia che lottano al vertice della classifica da qualche tempo a questa parte.
Il dato di fatto è che siamo sempre stati lo zimbello d’Europa: una nazionale contro cui tutti vincevano più che agevolmente e nei confronti della quale nessuno aveva un pizzico di timore; una nazionale incapace di imporsi persino contro piccole nazionali come il Lussemburgo o le Isole Faroe, che pure hanno una buona tradizione; un Paese nel quale l’organizzazione degli eventi pallamanistici era di un livello imbarazzante. C’era una finale di Coppa Italia o una partita della nazionale e non lo sapeva nessuno, se non i giocatori e i parenti.
Eppure il vento soffia ancora e, grazie al cielo, ha cambiato direzione. L’intero movimento italiano della pallamano sta crescendo gradualmente. Sicuramente, la nuova generazione di ragazzi è molto talentuosa. Alcuni più esperti, come il capitano azzurro Andrea Parisini, che gioca nel campionato francese da diverso tempo. Altri, giovanissimi, si sono accasati nelle accademie dei grandi club che militano stabilmente nella Champions League, con la possibilità di giocare settimanalmente partite di alto livello e, quindi, di crescere.

Ma non è tutta una questione di talento dei ragazzi. Dietro deve necessariamente esserci un’adeguata guida da parte dell’organico “politico”. E in questo, la Federazione Italiana Giuoco Handball guidata dal presidente Pasquale Loria sta facendo un ottimo lavoro. Già da diverse stagioni è possibile godersi in streaming tutte le partite di campionato e di coppe. La nazionale adesso va in diretta televisiva su una delle maggiori piattaforme sportive, con tanto di spot promozionali. Sembra banale ma tutto ciò fino a poco tempo fa non esisteva e quindi no, non è per niente banale.
Da diversi anni, infatti, è cambiata in maniera drastica anche la comunicazione della federhandball, con profili social ufficiali che pubblicano periodicamente foto, video, interviste e informazioni generali sui principali eventi nazionali e internazionali, in modo che l’utente sia guidato in un mondo bellissimo ma in cui l’informazione latita. Profili social in grado, dunque, di diffondere il verbo della pallamano agli appassionati e, soprattutto, ai neofiti. Perché parliamo di uno sport tanto semplice, intuitivo e spettacolare quanto poco pubblicizzato. E come si può pensare di promuovere la disciplina, altrimenti?
Il campionato di Serie A sta crescendo. La nazionale maschile aumenta i giri del motore a vista d’occhio. In questo momento, siamo ancora molto indietro col settore femminile, dove c’è molto da migliorare. Ad ogni modo, ora abbiamo anche una casa, l’ex PalaSantaFilomena di Chieti, diventato centro tecnico federale. Un luogo dove concentrare tutti gli sforzi, dove svolgere i raduni azzurri e dove accogliere gli avversari di turno senza essere continuamente rimbalzati da un palazzetto all’altro dello Stivale.
Nelle ultime qualificazioni agli Europei del 2024 non siamo riusciti a staccare il pass per la manifestazione continentale. Niente di nuovo sotto il sole, direbbe qualcuno. Vero, ma le sensazioni lasciate da questa tornata di partite sono completamente diverse. Siamo stati a un passo dallo staccare il biglietto per la Germania. Poteva bastare una migliore differenza reti nel complesso meccanismo per la qualificazione. Alla fine, neanche quella sarebbe bastata. Sarebbe servita una vittoria e, contro la forte Polonia, nella penultima partita, ci siamo andati vicinissimo.
C’è un rammarico enorme perché la pallamano italiana è conscia della propria costante crescita ma evidentemente non è ancora abbastanza. Bisogna continuare a lavorare in tutte le direzioni. Prima o poi il risultato arriverà. In ogni caso, non siamo più lo zimbello d’Europa.
Immagine in evidenza: © Instagram Federazione Italiana Handball
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