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Al Roland Garros è tornata l’incertezza

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Appena all’interno del Bois de Boulogne, uno dei “polmoni verdi” della megalopoli transalpina, è in pieno svolgimento il Roland Garros edizione n.123. Ma per tentare di interpretare, versante maschile, lo Slam parigino di quest’anno, conviene fare un salto indietro nel tempo e tornare a due decenni fa. Era il 2004, infatti, quando in semifinale a Parigi giungevano tre tennisti argentini e il britannico Tim Henman, non certo il prototipo del “terraiolo”. Non bastasse ciò per sorprendere, quell’anno a trionfare fu Gaston Gaudio, argentino notevole sul “rosso”, ma mai più capace di replicare quell’exploit.

A dare misura di quanto tennisticamente siano lontani quei giorni valgano due sole considerazioni. In primis Rafael Nadal, leggendario protagonista del Roland Garros in tempi recenti, nel 2004 non aveva giocato ancora una singola partita a Parigi. Quell’edizione fu anzi l’ultima prima che l’epopea del fuoriclasse maiorchino in questo torneo iniziasse a dipanarsi, vittoria dopo vittoria, titolo dopo titolo. Per la seconda considerazione invece si guardi a “casa nostra”. Il Roland Garros di vent’anni fa vedeva al via, infatti, due soli tennisti italiani nel tabellone maschile. Altri tempi, si direbbe, pensando all’attuale movimento tennistico maschile azzurro, florido, in espansione e campione in carica di Coppa Davis. Da quel momento, il concetto di “imprevedibilità” era stato costantemente ai margini nei ragionamenti sui favoriti per il titolo al Roland Garros. Tutto ciò prima che, alla vigilia dell’edizione in corso, non tornassero in auge i dubbi, la curiosità, le speranze riposte su questo o quel nome, sintomi, appunto, di una ritrovata (e forse auspicata) incertezza.

Nessun egemone nel pre-Roland Garros

Gli undici tornei disputati su terra nel circuito maggiore dall’inizio di aprile hanno prodotto ben dieci vincitori diversi. Questo dato, inimmaginabile solo qualche stagione fa, sarebbe di per sé sufficiente a giustificare la tesi centrale in questo lavoro. A ciò si aggiunga che neppure Casper Ruud, unico ad aver conquistato due titoli in questo arco temporale, è parso inscalfibile. Anzi, il norvegese, dopo la partenza perentoria tra Monte Carlo (finale) e Barcellona (titolo) ha dovuto incassare due premature sconfitte tra Madrid e Roma. Il successo in quel di Ginevra, appena antecedente all’avvio degli Internazionali di Francia, non sembra del resto aver fugato completamente i dubbi sul suo conto.

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Casper Ruud festeggia dopo la vittoria nell’ATP500 di Barcellona lo scorso aprile

A sostegno di chi lamenta la difficoltà di lanciarsi in pronostici, si consideri un ulteriore dato. Tra i molteplici nomi capaci di aggiudicarsi un torneo ATP sul “rosso” nel 2024, mancano addirittura i tre tennisti al top nel Ranking. Partendo da Novak Djokovic, nella stagione corrente il fuoriclasse serbo non ha sollevato alcun trofeo in assoluto, piuttosto sono state diverse le sue sconfitte inopinate. Le attenuanti comunque non mancano. In primo luogo, con la conquista del 24° Slam, quella sua ossessiva determinazione potrebbe aver cominciato a declinare. Egli orienta ormai il focus su pochi obiettivi, tra cui quest’anno spiccano i Giochi Olimpici (unico titolo mancante in bacheca). Inoltre, se fino al 2023 ci si stupiva della sua straordinaria forma atletica, quasi sembrasse noncurante dell’età che avanza, non si può restare sorpresi ora, che per la prima volta la “macchina perfetta” del campione di Belgrado inizia a reclamare tregua.

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Novak Djokovic si complimenta con Alejandro Tabilo dopo esser stato sconfitto nel 3° turno a Roma

Sinner spera nel primato dopo il Roland Garros

Detto dell’incertezza che ruota attorno al numero 1 del mondo, conviene ora accennare a chi sembrerebbe destinato ad ereditarne lo scettro al termine del Roland Garros. Jannik Sinner infatti, se Djokovic non dovesse raggiungere almeno la finale in questa edizione dello Slam parigino, diverrebbe il primo tennista italiano della storia in vetta al Ranking mondiale. Ma al di là di tale dato, pur impressionante, l’azzurro, stando agli ultimi mesi di tennis, va annoverato ormai tra i papabili al titolo in qualunque torneo giochi.

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Sinner in allungo durante il match di 3° turno vs Pavel Kotov in quest’edizione del Roland Garros

La sua condizione fisica non può essere al top. Il problema all’anca accusato a Montecarlo e acuito a Madrid va trattato con la massima circospezione, ma il tabellone di Parigi e i primi match giocati autorizzano alla fiducia. Esclusi i ritiri di Bercy e Madrid, Sinner ha raggiunto almeno la semifinale negli ultimi sette tornei disputati e la sensazione è che la striscia possa restare aperta. Ad impedire un altro ingresso del campione altoatesino tra i migliori quattro, si potrebbe ipotizzare una sfida con Hubert Hurkacz nei quarti di finale. L’eventuale match opposto al temibile “battitore” polacco rappresenterebbe l’unico serio ostacolo sul cammino di Sinner verso quella semifinale contro Carlos Alcaraz o Stefanos Tsitsipas che tantissimi appassionati vorrebbero ammirare.

Sarà questa la prima di Alcaraz a Parigi?

Proprio nella stessa metà inferiore di tabellone si trova infatti anche il classe 2003 spagnolo, forte della sua testa di serie n.3. La sfida tra i due giovani assi del tennis mondiale è già una grande “classica”. Gli otto precedenti sul circuito maggiore dicono di una parità assoluta nelle vittorie e così le due sfide negli Slam. Di queste la più emozionante, giocata allo US Open 2022 e vinta di un soffio dal campione iberico, ha rivelato tutte le potenzialità del confronto tra i due, vieppiù sulle lunghe distanze.

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Jannik Sinner e Carlos Alcaraz dopo 5h di spettacolo nei quarti di New York 2022

Neppure Alcaraz vive un momento di forma straordinario, ciò nonostante non può essere escluso dal novero dei grandi favoriti. In primo luogo il suo gioco si adatta splendidamente alla terra battuta. Quell’attimo di tempo in più che gli garantisce questa superficie permette al fuoriclasse di Murcia di dare sfoggio del suo ampio repertorio di soluzioni. Inoltre, sebbene piuttosto altalenante negli ultimi mesi, quando il fisico lo ha assistito ed in campo è stato accorto senza strafare, il picco di prestazione mostrato da Alcaraz è parso elevatissimo, come dimostra anche l’avvio di questo torneo. Starà a lui, con l’andare dei match, mantenere alto lo standard del suo gioco, limitando quelle “pause” che talvolta gli sono fatali. Solo così potrà superare, sia un eventuale QF contro uno tra Matteo Arnaldi e Stefanos Tsitsipas, sia soprattutto quella SF che inizia a delinearsi sullo sfondo contro il campione azzurro, giustificando in tal modo la posizione di quanti, non a torto, lo indicano quale principale favorito per il Roland Garros 2024.

Un primo turno speciale al Roland Garros

Quando siamo alle porte della seconda settimana, una partita spicca di gran lunga su tutte le altre nel tabellone maschile. Per la grandezza degli interpreti e per l’attesa mediatica dovuta al recente passato, l’incrocio di primo turno tra Rafael Nadal e Alexander Zverev non può che considerarsi eccezionale. Il sorteggio ha ricreato infatti, beffardamente, la sfida di semifinale che nel 2022 segnò l’inizio di un lungo calvario per Zverev e spalancò le porte all’ennesimo titolo di Rafa a Parigi (il quattordicesimo!).

Gli highlights della semifinale del 2022 che costò l’infortunio al campione tedesco

Questa volta, tenuto conto della condizione diametralmente opposta con la quale i due si presentavano al Roland Garros, il risultato ha rispettato le attese. S’è imposto infatti il tedesco infliggendo un secco 3-0 al “Re del Philippe Chatrier” e più in generale di questo torneo. Ben poche suggestioni dal lato di Zverev. Il recente trionfatore degli Internazionali d’Italia ha fatto valere la sua maggior spinta al servizio e la sua grande consistenza negli scambi da fondo. Il campione maiorchino ha provato ad impensierirlo proponendo numerose variazioni tattiche e cercando, quando possibile, di “verticalizzare” ed abbreviare lo scambio. Ne è risultato un match assolutamente godibile, in cui Nadal, pur dimostrando un livello migliore rispetto alle ultime uscite, ha solo impensierito a tratti il tennista di Amburgo, senza mai dare peraltro la sensazione di potercela fare. Questo incontro potrebbe aver rappresentato l’ultima apparizione di Rafael Nadal sul campo che ha reso grande la sua leggenda. Potrebbe appunto, perché di certezze in merito alle sue scelte future lo stesso mancino iberico non ha voluto darne.

Tre posti in prima fila per la gloria

Se dunque il condizionale è d’obbligo quando si tratta il fine carriera di Nadal, su Zverev è invece ragionevole nutrire qualche certezza in più. Che lo stato di forma del campione tedesco, tornato nel mentre n.4 del mondo, sia eccelso pochi dubbi. Nonostante l’enorme spavento vissuto al 3R, quando Tallon Griekspoor è stato ad un passo dal mettere fine alla sua corsa a Parigi, lo Zverev attuale deve far parte dei grandi favoriti per il Roland Garros. Più ancora dello stesso N. Djokovic, pare essere lui il principale indiziato a spuntarla nella parte alta di tabellone. Il successo Slam è il grande assente nella sua carriera finora, ma vanno sottolineati anche gli indubbi meriti e la determinazione del 27enne teutonico. Non in molti infatti, dopo l’atroce infortunio alla caviglia sopra menzionato, avrebbero immaginato che in due anni sarebbe tornato ad “avere le carte in regola” per sollevare proprio quella coppa che un destino nemico allora gli aveva impedito di inseguire.

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Trofeo del torneo di singolare maschile al Roland Garros

Se sarà questa l’occasione per Zverev di togliere lo “0” dalla casella delle vittorie Slam, lo scopriremo nel giro di poco. Al momento comunque, il campione tedesco con Alcaraz e Sinner forma il trio di principali pretendenti alla vittoria finale. Tra loro, per quanto suddetto, non è agevole stilare un’ulteriore gerarchia, mentre il raffronto con il resto della concorrenza sembra porli in posizione di relativo vantaggio. L’adattabilità alla superficie, la capacità di innalzare ulteriormente il livello alla distanza, oltre ai risultati ottenuti negli ultimi mesi farebbero propendere per l’affermazione di uno di loro. D’altro canto però, poiché è difficile parlare di sorprese quando i contender si chiamano Novak Djokovic, Daniil Medvedev o Casper Ruud, diremo allora, metaforicamente, di sorpassi inattesi, improvvisi, eppure possibili in quello che appunto è il Roland Garros più incerto degli ultimi 20 anni.

Immagine di copertina: ©Corinne Dubreuil / FFT

Riccardo Taborro

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